PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE DI FIRENZE
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DALLE POLITICHE SULLA CASA AD UNA POLITICA DEL DIRITTO ALLA CASA
Contributo per al Conferenza programmatica dicembre 2003
A cura del gruppo sulla casa uscito dallincontro di approfondimento del 16/11/03 Degli Innocenti, Baldi, Sgherri
INTRODUZIONE
Alla scadenza del mandato amministrativo di Firenze e della maggioranza dei comuni della provincia è necessario procedere alla valutazione delloperato delle amministrazioni in carica su alcuni temi che il nostro partito ritiene nodi fondamentali delle politiche locali.
Londa lunga del processo di privatizzazioni globali ha raggiunto anche la democraticissima Toscana ed ha visto la totale adesione anche della Giunta fiorentina.
Lintero processo di privatizzazioni è stato da noi denunciato fin dalla sua nascita, così come da parte dei Fori Sociali e da altre forze della sinistra "alternativa".
Siamo perciò di fronte a una fase delicata, e negativa, della trasformazione del Comune che retrocede dalla gestione dei servizi essenziali alla cittadinanza tramite lesternalizzazione a soggetti privati dei servizi medesimi secondo il principio da gestore a controllore.
Esternalizzazioni, convenzioni, aziende speciali, società per azioni sono i nuovi soggetti della gestione ed erogazione di servizi essenziali, luniversalità dei quali rappresentava lesercizio delle funzioni primarie degli enti pubblici. Questa universalità viene oggi negata. La casa insieme allacqua, ai trasporti, alla sanità ed ai servizi sociali (per dirne alcuni) sono di fatto equiparati a merci e i cittadini, considerati ora clienti, devono sostenere interamente i costi del servizio la cui gestione viene aziendalizzata. Questo fenomeno si traduce dunque in un processo generalizzato di privatizzazione a partire dallistituzione di CASA S.P.A., Publiacqua Spa, Quadrifoglio Spa, Società della salute e dalla cessione di servizi interi come nel caso della farmacie comunali dove il Comune di Firenze ha venduto l80% delle quote azionarie.
La casa è una degli indicatori principali dei diritti negati e dellallargamento della forbice sociale che porta alla esclusione di fette sempre più consistenti di famiglie, giovani e anziani. Allabbassamento del costo del lavoro e alla precarizzazione del rapporto di lavoro medesimo nellarea fiorentina si è ulteriormente accentuato linnalzamento del mercato dellaffitto e dellacquisto della casa fino a negare il diritto stesso allaccesso di un appartamento.
Firenze sta perdendo costantemente abitanti: da mezzo milione di abitanti, oggi si attesta su circa 380.000 abitanti e nonostante il calo demografico (equivalente alla città di Pisa) la tensione abitativa è sempre altissima se si pensa ai circa 8.000 sfratti programmati e alle oltre 6.000 famiglie nelle graduatorie delledilizia residenziale pubblica. Al tradizionale motivo di sfratto per finita locazione da diversi anni si aggiunge con consistenza una nuova voce quella della morosità, ossia di un numero sempre più consistente di famiglie che non riescono più a sostenere il prezzo dellaffitto cadendo in morosità. A ottobre 2003 su 451 sfratti eseguiti 254 sono per finita locazione e 197 per morosità.
Il problema casa non può pertanto essere affrontato con investimenti pubblici residuali a vantaggio della delega ai privati ed al selvaggio mercato immobiliare. Tantomeno il problema casa può essere delegato ai soli finanziamenti statali ma deve rientrare a tutto campo nellambito anche degli investimenti locali e di politiche coraggiose.
Quando parliamo di casa parliamo di esercizio della cittadinanza e di condizioni di vita dignitose per lintera comunità. La cittadinanza si realizza a partire dal riconoscimento del diritto allabitare ed una comunità si definisce democratica a partire dalla sua capacità di garantire il diritto e la libertà di organizzarsi la vita dignitosamente.
Il diritto alla casa, ad un abitare la città in condizioni dignitose riguarda dunque tutti e tutte. Sia coloro che hanno diritto alla garanzia di mantenere un alloggio di edilizia pubblica, sia coloro che rientrano nelle liste di attesa del Comune, così come giovani che vogliono rendersi autonomi dalla famiglia, giovani coppie che necessitano di un tetto dove crescere autonomamente i propri figli, studenti fuori sede
Ma riguarda anche le generazioni future, chi in altri tempi è riuscito a "farsi" la casa oggi spesso non è in condizioni di garantire lo stesso ai propri figli.
Il problema casa riguarda anche chi non ne è direttamente toccato perché si tratta di una questione di dignità e di democrazia che è impossibile negare.
Il cittadino non è riducibile a cliente che accede, con più o meno risorse, al mercato degli affitti e delle vendite di immobili, come se si trattasse di un bene superfluo. La casa è perciò un diritto inalienabile e condizione primaria dellesercizio della cittadinanza.
LO STATO ATTUALE
Le attuali politiche sulla casa offrono un quadro generale della situazione piuttosto drammatico.
Tale quadro è caratterizzato da:
il blocco di programmi di Edilizia Pubblica Residenziale (EPR) che riscontriamo nei piani urbanistici del Comune di Firenze e di molti comuni limitrofi.
laffidamento (Firenze e Comuni della Provincia escluso quelli del distretto empolese) della gestione della ERP a CASA S.P.A., una società per azioni ad oggi pubblica che prevede (per legge) entro due anni, lentrata del socio privato. La CASA S.P.A. si configura come uno strumento disposto dalle istituzioni pubbliche per passare la gestione ex-ATER a criteri aziendalistici e di profitto. La S.P.A. per sua natura giuridica non può chiudere i bilanci in pari; non trovandoci in un ambito in cui si può invitare ad un maggiore consumo (come invece accade ad esempio per lacqua) la crescita degli introiti si deve basare necessariamente su un aumento annuale dei costi sostenuti dal cittadino che usufruisce di questo servizio.
Vendita del patrimonio pubblico non vincolato tramite aste, cui partecipano società immobiliari più o meno grandi. E evidente che tali soggetti sono favoriti rispetto alla cittadinanza che partecipa al bando. Tali appartamenti vengono venduti come liberi anche quando non lo sono e in quel caso la famiglia risiedente viene trasferita in altro alloggio del comune. Il risultato è che chi paga il costo di queste politiche sono le famiglie traslocate perché perdono i loro legami con il quartiere e le famiglie in graduatoria per lassegnazione di un appartamento perché non saranno destinati a loro i pochi appartamenti che si liberano in un anno. Inoltre i proventi della vendita degli appartamenti allasta non sono stati vincolati al reinvestimento in acquisto case bensì sono finiti nel calderone generale del bilancio.
Il conto affitto, il contributo stabilito annualmente per sostenere le famiglie in affitto sul libero mercato. Il conto affitto si è dimostrato nei fatti un contributo ai privati perché non ha assolutamente calmierato il mercato (anzi il contrario). Inoltre le famiglie hanno annualmente visto ridurre il contributo assegnato fino al rischio concreto di morosità. Lassegnazione annuale del contributo ha imposto alle famiglie beneficiarie code e liste di povertà umilianti (per lanticipo dellanticipo) nonostante che a tutti gli effetti rientrassero per reddito nei criteri per lassegnazione di un alloggio pubblico.
Le disposizioni vigenti in materia di politica della casa sono:
Le liste di attesa ad oggi ci si aggira intorno agli 8000 richiedenti ed il Comune è in grado di soddisfare un massimo di 150 richieste lanno.
Il conto affitto consiste in un impegno nel bilancio pubblico residuale che ha spinto le famiglie a trovare una soluzione nel mercato privato. Il contributo in conto affitto, malgrado limpegno iniziale, è stato invece ridotto tutti gli anni.
Entrambi i dispositivi dunque non rappresentano una soluzione al problema abitativo che sta avendo i suoi effetti devastanti sia sui comuni limitrofi alla città che sui comuni ai margini del confine provinciale. Infatti lemergenza sfratti e lespulsione dei ceti medio bassi sta investendo anche i comuni limitrofi (Scandicci, Sesto, Campi..),
Linsufficienza degli interventi attivi in città si ripercuote sulla periferia e proporzionalmente sui comuni della provincia dove cercano soluzioni abitativi coloro che non ne hanno trovate in città.
Tale processo apre la strada alle speculazioni ed alla brutalità del mercato su un bene primario.
CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ATTUALE
Il quadro generale circa le politiche della attuali amministrazioni indicano un disimpegno del pubblico a favore di sempre più ampi spazi al privato, dunque al profitto di proprietari, agenzie, società, a speculazioni ed illegalità.
Le attuali politiche si sottraggono inoltre dal calmierare lesosità del mercato della casa, non predisponendo nessun dispositivo significativo di controllo del settore e vendendo ai privati il patrimonio pubblico.
Ed ancora, ci si sottrae anche alla tutela della cittadinanza sotto sfratto, assecondando i provvedimenti nazionali che hanno eliminato le commissioni prefettizie, istituzioni che potevano mediare fra il cittadino sotto sfratto ed i provvedimenti giudiziari.
La città di Firenze viene sopraffatta dalla funzione turistica, configurandosi sempre più come una grande vetrina offerta ad un turismo di classe. Il centro viene infatti progressivamente svuotato dei suoi luoghi di socialità (ad esempio lUniversità) e di società (ad esempio il Tribunale). La prima periferia intorno al centro viene oggi a caratterizzarsi come periferia pregiata, investita dunque dalle dinamiche che si verificano nel centro mentre la periferia più estrema della città diventa oggi il dormitorio lussuoso degli studenti universitari.
Lo svuotamento del centro e la cementificazione delle periferie estreme (edilizia residenziale ma soprattutto commerciale) rappresenta per noi un allarme circa la deprivazione dellesercizio della socialità, della relazione fra persone fuori dalla mercificazione di qualsiasi funzione la cittadinanza e la comunità esercitino, oltre che, in primis, la violazione del diritto ad una casa dignitosa per tutti.
PROPOSTE POSSIBILI
Alla luce del pessimo quadro sopra delineato crediamo che siano necessari alcuni provvedimenti concreti e velocemente attuabili.
In primo luogo è necessario un preciso monitoraggio della situazione alloggi in città ed in periferia, ovvero sapere esattamente quanti sono gli alloggi sfitti pubblici e privati. Per quanto riguarda i primi la cosa è più semplice: ad oggi sappiamo che una parte piuttosto consistente del patrimonio pubblico resta inutilizzato. Per quanto riguarda gli alloggi privati la faccenda è più complessa dato lintenso fenomeno degli affitti al nero. Troppo spesso sembra, o si vuole far sembrare, che il problema consista nellassenza di alloggi, tale presupposto finisce per giustificare la costruzione di complessi edilizi nuovi, creando un problema di impatto ambientale a favore delle ditte o cooperative costruttrici, che ricevono finanziamenti a fondo perduto per la costruzione di alloggi che i proprietari possono poi rivendere od affittare, cioè immettere nel mercato a prezzi correnti.
Oltre che conoscere esattamente lentità del patrimonio ERP, è fondamentale intervenire sulle modalità di vendita (o svendita) che sta investendo molti alloggi, per esempio, del centro della città (via Dei Pepi, via Del Leone
). In merito è necessario arrestare la vendita allasta di tale patrimonio e consentirne esclusivamente lacquisto agli inquilini che hanno sufficienti risorse e lasciare invariate le situazione dove questo non è possibile. Fondamentale è poi vincolare il guadagno realizzato con queste vendite al reinvestimento nel settore casa, ovvero alla crescita del patrimonio pubblico.
Agevolazioni si possono realizzare, inoltre, attraverso lautoristrutturazione, principio secondo il quale si scontano dallaffitto le spese di ristrutturazione effettuate dagli inquilini.
E necessaria inoltre una assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni pubbliche, primi i Comuni, nel calmierare limplementazione dei provvedimenti nazionali che prevedono tagli ai trasferimenti ed alla tutela dei cittadini sotto sfratto. Inoltre è necessario arrestare gli interventi che - attraverso elargizioni di fondi perduti, licenze e cambi di destinazioni duso- favoriscono limprenditoria privata.
Il Comune deve farsi garante dellacquisto da parte di cittadini che vogliano intraprendere questa strada, in particolare giovani e sfrattati; può svolgere il ruolo di garante nei confronti delle banche. Il Comune inoltre deve intervenire nel mercato delle costruzioni per una quota di nuovi appartamenti dedicandola a questa finalità, definendone costi e dimensioni.
· Infine per fermare il processo di mercificazione del diritto alla casa e la realizzazione di profitto su un bisogno primario, è necessario arrestare laccesso del socio privato in CASA S.P.A. e rimettere in discussione la bontà di un soggetto di diritto privato quale la Società per Azioni per la gestione di beni pubblici. La S.P.A. infatti per sua natura giuridica persegue il superamento del pareggio di bilancio indipendentemente dal soddisfacimento dei bisogni del cittadino.
LE POLITICHE DEL DIRITTO ALLA CASA
Circa le politiche sulla casa è necessario dare un segno di discontinuità e impegnarsi per il riconoscimento universale del diritto alla casa.
Questo è possibile solo attraverso un rilancio del ruolo pubblico, sia per quanto riguarda gli investimenti (reinvestimenti), sia per quanto riguarda la gestione del patrimonio pubblico stoppare CASA S.P.A.). Nonostante le restrizioni in cui sono costretti gli enti locali a causa delle disposizioni nazionali è possibile uninversione di rotta attraverso le direttrici ed i provvedimenti che abbiamo indicato. Si tratta di proposte concrete e realmente attivabili, è solo una questione di scelta politica.
Invitiamo tutte le realtà politiche: movimenti, partiti associazioni
a confrontarsi su questi contenuti nella speranza di fare arrivare allattuale amministrazione un NO forte, chiaro ed argomentato alla attuale situazione e per rafforzare insieme la possibilità di politiche alternative.
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