PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE DI FIRENZE

____________________________________________________________________

LA QUESTIONE AMBIENTALE: RIFIUTI, ELETTROSMOG E MOBILITA’


Contributo per la conferenza programmatica dicembre 2003-11-24

A cura del gruppo sull’ambiente uscito dall’incontro di approfondimento del 5/12/2003, Banchi, Cocchi, Targetti, De Santis, Pulletto, Serra

Partiamo da un dato di fatto: la Toscana e Firenze sono inquinate, più di quanto non si pensi e soprattutto di quanto si voglia far sapere. La falda sottostante il territorio tra Firenze e Prato, da Firenze Nord a Calenzano in particolare, ha in alcuni punti valori che arrivano fino a 9.000 microgrammi/litro di organoclorurati a fronte di un valore ammissibile per legge di 30. Non è questa la norma, naturalmente, ma valori di due trecento microgrammi sono frequentissimi. Questo perché, al di la di processi industriali poco accorti, i terreni della piana sono molto permeabili, ed inadatti ad essere sede di una Zona Industriale. L’inquinamento da nitrati è quello che dà i maggiori problemi, tanto che in una zona ricchissima di acqua sotterranea tutti i pozzi sono stati sigillati e si utilizza da anni l’acquedotto per i rifornimenti civili e perfino industriali.
Altro esempio, è l’aeroporto di Peretola. La lettura “ufficiale” dei dati da parte non solo degli amministratori diretti interessati ma anche dai Responsabili degli Enti Pubblici è molto tranquillizzante, affermano che l’aeroporto, se inquina, inquina molto meno dell’autostrada A1… dimenticando, o facendo finta di dimenticare, che l’aeroporto di Peretola non è “spalmato” su diverse decine di chilometri, ma concentrato tutto in pochi chilometri quadrati, il che significa che è come avere accanto alla città un traffico supplementare di diverse decine di migliaia di auto ogni ora (sino a 500.000/ora per kerosene bruciato!). Senza considerare l’inquinamento acustico (ricerche hanno dimostrato un calo d’attenzione e difficoltà di concentrazione degli alunni lungo le rotte di atterraggio e decollo), e senza parlare degli evidenti rischi per le persone e le abitazioni di queste operazioni.
E sulle discariche, gli inceneritori? Dove si è riusciti a scalfire il muro di colpevole silenzio, facendo circolare i dati ufficiali e non di parte sull’aumento ad esempio delle malformazioni alla nascita, la scelta della chiusura è stata pressoché obbligata. Purtroppo conoscere i dati, i fatti, non sempre (anzi, quasi mai) è sufficiente. Ci si scontra ogni volta con la mancanza della volontà politica di affrontare i problemi nelle loro interrelazioni, di mettere mano ad una profonda riforma del sistema produzione-consumo, preferendo affidarsi sempre a soluzioni improvvisate, d’emergenza ed estemporanee che finiscono sempre per privilegiare interessi di parte e, quando va bene, per rinviare i problemi nel tempo o nello spazio, non avendo mai per priorità la salvaguardia dell’ambiente, della salute e della qualità della vita, obbiettivi di fatto coincidenti e, nel medio e lungo periodo, anche convenienti dal punto di vista economico.
Occorre poi sfatare il mito della produzione di energia da rifiuti; infatti la scelta a favore dell'incenerimento per estrarre parte di energia incorporata nelle merci è insensata dal punto di vista energetico in quanto presenta bilanci energetici negativi (da 300 Kg. di carta si potrebbero recuperare 330 Kwh contro i 1800 Kwh necessari per produrla) che non giustificano tale scelta né economicamente né socialmente; oltre a produrre nocività e danni per la salute e per i sistemi ecologici a causa dell'immissione di diossine, furani, metalli pesanti nelle acque, nell'aria, nel suolo e nella catena alimentare.
Di fronte alla crescita costante nella produzione dei rifiuti la scelta strategica dell'incenerimento rappresenta una pericolosa scorciatoia rispetto all'esigenza di ridurre i rifiuti, oltre che un elemento di pericoloso inquinamento per l'ambiente e per la salute pubblica e un acceleratore della privatizzazione del servizio pubblico.
Occorre invece centrare i piani di gestione dei rifiuti sull'obiettivo fondamentale della riduzione e sul recupero e riciclaggio dei materiali al fine di diminuire sempre di più la quantità di rifiuti da gestire negli impianti, comprese le discariche.
Spesso i nostri amministratori accampano una presunta naturalità dell'aumento dei rifiuti, mentre esso deriva dalle modalità organizzative del sistema produttivo, in particolare di quello italiano, arretrato tecnologicamente, a forte carenza di innovazione. La crescita dei rifiuti deriva inoltre dal mancato avvio di politiche e di programmi di riduzione, di dismissione degli imballaggi, di programmi e di politiche di incentivazione al riutilizzo e al riciclaggio.
"Per ridurre realisticamente i rifiuti occorre partire dall'origine: occorre operare perché un prodotto venga fin dall'inizio progettato e realizzato perché possa essere, alla fine della sua vita, riciclato; ciò implica processi di innovazione tecnologica nei processi produttivi e forti investimenti in ricerca scientifica. Occorre intervenire sulla qualità dei prodotti onde evitare che il ciclo di vita del bene consumato sia brevissimo (usa e getta) e non si sia costretti a riprodurne altri in continuazione aumentando a dismisura la quantità di rifiuti" (Comunicato stampa di CGIL,CISL UIL di Reggio Emilia sul piano rifiuti - luglio 2003).
Sull’elettrosmog: sintetizzando quanto dice in proposito la Comunità Europea, quando una attività o una tecnologia suscita il forte dubbio di essere dannosa per la salute e per l'ambiente occorre prendere le necessarie misure precauzionali anche in assenza di una chiara relazione causa-effetto dimostrata su base scientifica fra quella attività e il danno che ne potrebbe derivare. E' quello che si chiama "principio di precauzione". Il processo di applicazione di questo principio deve essere trasparente e coinvolgere i soggetti potenzialmente danneggiati.
Nel caso delle radiofrequenze la loro diffusione ampia e crescente, l'allarme suscitato nell'opinione pubblica, la gravità dei danni ipotizzati e la impossibilità, al momento attuale, di escludere completamente eventuali effetti dannosi sulla base delle evidenze scientifiche, fanno propendere per l'uso di questo principio per orientare le scelte sulla soglia di accettabilità.
Abbiamo una normativa nazionale che tende a sottovalutare il problema in nome del profitto delle società di telefonia mobile. E' evidente il tentativo del Decreto Gasparri di sottrarre ai Comuni le competenze attribuite dalla legge quadro in materia (L. 36/2009) introducendo il silenzio assenso nonché, in molti casi, la procedura DIA; evidente anche il tentativo di agevolare la proliferazione delle antenne e delle stazioni radio-base prevedendo "limitazioni legali alla proprietà privata" che si sostanziano nella possibilità di espropriazione per pubblica utilità non solo per il passaggio dei fili del telefono fisso ma anche per l'installazione delle antenne per telefonia cellulare; per fortuna questo decreto è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale e quindi questo tentativo è fallito (per adesso!).

Acquisire e diffondere informazioni, quindi, come primo passo, ma da solo non basta. Occorre anche proporre soluzioni alternative. E di soluzioni alternative, in ogni campo e settore, dalla produzione ai trasporti, dal consumo all’energia, dalle costruzioni ai servizi, ce ne sono moltissime, ma non vengono mai applicate. Con alcune eccezioni. Ci sono comunità piccole, medie e grandi che hanno avuto il coraggio di compierle, a prescindere dalla dimensione, dall’ubicazione e dal grado di sviluppo. Si possono citare comunità dell’Alto Adige, oppure la Finlandia a livello di nazione, o la capitale del Paranà, Curitiba1, che con 2 milioni e mezzo di abitanti, essendosi mossa per tempo, è riuscita a coniugare sviluppo e ambiente con soluzioni d’avanguardia pur nella loro semplicità e di straordinaria efficacia e purtroppo non imitate. Rendere l’Arno nuovamente balneabile, ad esempio, non ci sembra affatto un’utopia…

FIRENZE
Quanto detto sinora vale senza dubbio anche per Firenze, i cui problemi sono comuni a quelli di molte altre città. Va anche detto che una politica ambientale seria ed efficace non può prescindere da un radicale cambiamento dell’idea stessa di governo della cosa pubblica, il che implica (tanto per cambiare) il rifiuto delle privatizzazioni, mettendo al primo posto l’interesse della collettività (ambiente, salute e qualità della vita) anziché le contingenti logiche del profitto; rafforzare l’idea e la pratica della democrazia partecipata, che non può limitarsi ad essere una simbolica bandierina da sventolare per la captatio benevolentiae dei Movimenti attribuendogli in realtà risorse irrisorie e ruoli marginali, riservandosi tutte le scelte sostanziali della politica urbana; tenendo in reale considerazione ad esempio le procedure di valutazione dell’impatto ambientale, o le osservazioni al Piano Regolatore, considerate inutili intralci a decisioni già prese ed ormai immutabili (vedi alta velocità, istituzione di Centri Commerciali, ecc.)
Per i rifiuti, va subito detto che parlare di smaltimento senza preoccuparsi della loro produzione non porta a nessuna vera soluzione. Prova ne è che Firenze ricicla il 30% dei rifiuti, ed è un dato per certi versi quasi all’avanguardia, ma tutt’oggi non si affronta problema del volume dei rifiuti, che costituisce già di per sé un impedimento ad ogni intervento di raccolta differenziata e di riciclaggio. Occorre agire all’origine ad esempio riducendo gli imballaggi, eliminando o riducendo drasticamente l’impiego della plastica, occorre che la Pubblica Amministrazione agisca su più fronti, a seconda dei casi introducendo divieti e/o incentivi ai comportamenti ecocompatibili, ma anche con un “buon esempio” che faccia da traino al settore privato.
Strategie sostenibili anche economicamente, capaci di utilizzare e con efficienza energia e materiali, e di ridurre rifiuti e inquinanti, sono disponibili e includono la produzione pulita, la promozione dei prodotti integrati, la responsabilità estesa del produttore, l’estrazione di monomateriali dai rifiuti fin dall’origine, il recupero delle risorse, il compostaggio del compostabile dalle abitazioni raccolto in separatezza, il trattamento biologico del rifiuto organico misto. Nessuna di queste strategie copre tuttavia per intero il ciclo vitale di un prodotto o di un materiale, e la loro ri-circolazione in qualche punto realizza “perdite” di sistema.
Per chiudere i cicli di vita dei prodotti occorre l’impegno di industria, commercio e cittadini a sviluppare queste strategie, a ramificarle e coordinarle fino a coprire l’intero ciclo, da lavorazione a uso finito, a riutilizzo nel successivo ciclo.
Basse tariffe per conferimento a discarica, esistenza di inceneritori, possibilità di esportazione dei rifiuti, alta tassazione del lavoro, mancanza di legislazione, sono tutti disincentivi allo sviluppo della gestione delle risorse.
Tassazione dei conferimenti a discarica, divieto di incenerimento, divieto di esportazione, riforma in senso ecologico delle imprese, miglioramento e produzione di leggi, incentivano invece la gestione delle risorse 2.

In concreto (proposte) si potrebbe ad esempio:

PER I RIFIUTI
Ferma restando la nostra contrarietà ad ogni nuovo impianto di incenerimento nella provincia di Firenze, ed il “principio guida” che chi produce meno rifiuti deve pagare di meno3, gli interventi che si possono fare per la riduzione dei conferimenti in discarica a livello locale possono essere i seguenti:
1- riorganizzare l’intero ciclo della raccolta differenziata partendo dalla raccolta familiare per giungere alle raccolte di condominio, di comunità (es. alberghi) e di impresa ed impegnandosi nella raccolta del materiale organico, che costituisce una vera ricchezza se raccolto correttamente; con la raccolta porta a porta dei rifiuti da parte operatori che ritirano i sacchi direttamente a casa, con i rifiuti già separati, i costi per la raccolta aumentano ma si riducono quelli dello smaltimento;
2- applicazione della TIA facendo pagare in proporzione ai rifiuti che si producono (c.f.r. Decreto Ronchi, sinora non applicato in Toscana) e non in base alle dimensioni dell'abitazione e al numero dei componenti i nuclei familiari. Se presuntivamente più persone producono più rifiuti non è detto che una famiglia numerosa ma accorta non ne conferisca meno di una meno numerosa e meno attenta.
3- ridurre l'assimilazione costringendo/incentivando le aziende a smaltire i propri rifiuti senza farli confluire nel servizio pubblico. Onde evitare che questo comporti una perdita di controllo nella destinazione di questi rifiuti i Comuni, anche attraverso le aziende pubbliche di smaltimento, possono farsi garanti di una collaborazione tra il CONAI e le aziende stesse.
4- aumento della quantità di organico destinato al compostaggio; è necessario anche attivare forme di "marketing" al fine di riuscire a rivendere il compost prodotto che viene ancora visto con molta diffidenza dall'utenza.
5- organizzare "campagne" finalizzate a sensibilizzare i cittadini sull'utilizzo del vuoto a rendere e per l'acquisto di beni biodegradabili ed, in generale, una capillare informazione sulle tematiche ambientali;
6- aumentare la qualità dei materiali recuperati, in particolare eliminando le impurezze: infatti il mancato rispetto di requisiti comporta forti penalizzazioni nella corresponsione del contributo per la raccolta differenziata.
7- vietare o limitare fortemente l’uso e la vendita dei sacchetti di plastica
8- modificare i cassonetti esistenti, antiestetici e inutilizzabili da bambini, anziani e disabili, e strutturati in modo da scoraggiare anziché favorire la raccolta differenziata (es. • • • apertura delle campane troppo piccola per i recipienti più grandi);
9- favorire negli appalti pubblici di beni e servizi le imprese provviste delle certificazioni ambientali (UNI EN ISO 14000)4, etiche (SA 8000), ecc.
10- Istituire, come in moltissime città del Nord Europa, i Centri di Raccolta di Quartiere, dove tutti possono portare ogni giorno i loro rifiuti ingombranti, ricevendo magari un "premio" o un incentivo (una bibita, un libro, o altro). Questo risolverebbe il problema del degrado causato dai rifiuti ingombranti che spesso vengono spesso vicino ai cassonetti (televisori, elettrodomestici, mobili ,ecc.) costituendo anche un pericolo per i pedoni ed un intralcio ai mezzi che svuotano i cassonetti, favorirebbe l’eliminazione delle discariche abusive, ecc.
11- dare esempi concreti, es. nelle mense scolastiche rinunciando ai piatti in plastica a favore dei piatti biodegradabili prodotti con i derivati della soia, con l’utilizzo nell’edilizia pubblica di vernici “ecolabili”, ecc.
12- Controlli seri ed efficaci sul rispetto della normativa su rifiuti e ambiente;

PER L’ELETTROSMOG:
passare dall'idea delle autorizzazioni a quella di piani regolatori delle antenne in cui è il Comune che decide la di locazione di queste ultime al fine di evitare l'effetto-somma delle diverse fonti; è noto infatti che più fonti di emissione possono sommarsi in termini di intensità di esposizione per la popolazione quando insistono sulla stessa area;
assumere il principio di precauzione di cui si parlava sopra puntando a regole che minimizzino l'esposizione;
prevedere procedure urbanistiche che inseriscono l'obbligo delle concessioni edilizie;
per entrare nello specifico risanare l'area attualmente occupata dalla centrale ENEL a Camporella: Si tratta di allontanare la centrale in altro luogo destinando l'area ad altra destinazione compatibile con la presenza di residenza.

PER LA MOBILITA’
Rendere gratuito il servizio pubblico, unica vera soluzione per incentivare l’utilizzo del mezzo pubblico e “lasciare a casa l’auto”, ponendone i costi a carico della fiscalità generale
Istituire il servizio pubblico dell’ATAF anche in orario notturno, mentre oggi si assiste all’enorme contraddizione di avere parcheggi a pagamento 24 ore su 24 in tutta la città mentre i mezzi pubblici smettono di circolare tra le una e le sei;

NOTE
1 Sull’esperienza di Curitiba cfr http://www.siscom.or.cr/cumbre/documentos/Otros/NellyFalk-Curitiba.doc
2 dal workshop dell’8.11.2002 “Rifiuti: ingombro o risorsa”, Colonnata, E.S.F. Firenze 2002
3 sul riciclaggio in Italia cfr http://www.legambiente.org/Notizie/dossiercomuniricicloni2003.doc
4 sulle norme ISO 14000 ecc. cfr http://www.provincia.viterbo.it/ambiente/emas/

TORNA ALL'INDICE DEI CONTRIBUTI