PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE DI FIRENZE

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IN DIFESA DELLA PUBBLICITA’ DEL BENE ACQUA


Contributo per la conferenza programmatica dicembre 2003

A cura del gruppo sull’acqua uscito dall’incontro di approfondimento del 23/11/03, Barcali, Cocchi, De Vito


MOVIMENTO GLOBALE

“Fonte insostituibile di vita l’acqua deve essere considerata un bene comune patrimoniale dell’umanità e degli altri organismi viventi.”
L’accesso all’acqua è un diritto umano e sociale imprescrittibile che deve essere garantito a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla razza, la classe, il reddito, la nazionalità, la religione, la disponibilità locale di acqua dolce.”
L’uso dell’acqua deve essere destinato principalmente a scopi civili e non industriali, si intenda per industria la fabbrica o anche l’agricoltura industriale. L’uso dell’acqua deve avvenire secondo il principio della solidarietà di generazione (tutti gli esseri viventi sul pianeta) e intergenerazionale (garantire la risorsa acqua per le prossime generazioni)
La copertura finanziaria dei costi necessari per garantire l'accesso effettivo di tutti gli esseri umani all'acqua, nella quantità e qualità sufficienti alla vita, deve essere a carico della fiscalità generale e d altre fonti di reddito pubblico. Lo stesso vale per la gestione del ciclo integrato dell’acqua (pompaggio, distribuzione e trattamento).”
La gestione della proprietà e dei servizi è fondamentalmente un affare dei cittadini e non (solo) dei distributori e dei consumatori.”

Questi, sostanzialmente, i quattro cardini del MANIFESTO MONDIALE DELL’ACQUA, approvato nel giugno 1998 a Lisbona.
Da allora molti passi sono stati fatti dal Movimento dei Movimenti sul tema acqua.
Nel marzo 2000 si costituisce il Comitato Italiano.
Alcuni rappresentanti degli Enti Locali, in sintonia con il Manifesto Mondiale dell’Acqua, hanno approvato la CARTA DELL’ACQUA con la quale si sono assunti importanti impegni:
• Garantire la sicurezza dell’accesso all’acqua nelle quantità e qualità necessarie alla vita e a tal fine ritenere che l’accesso a 40 litri di acqua al giorno per persona debba essere garantito come diritto e che i costi necessari al mantenimento di tale diritto siano a carico della collettività;
• Stabilire limiti dei consumi massimi tollerabili ed applicare un sistema tariffario giusto e solidale, il principio che lo spreco non può essere accettato
• Ridurre i prelievi sul territorio imposti da un’agricoltura e da una zootecnia iperproduttive e idrovora e da un’industria energetica e divoratrice di risorse naturali
• Ridurre al di sotto dei livelli di concentrazione massima ammissibile, le sostanze inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee
• Promuovere la partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche dell’acqua attraverso forme innovative
• Promuovere il ritorno dell’acqua nei luoghi pubblici reintroducendo “punti di acqua” di ristoro, informazione e cultura
• Prelevare per ogni metro cubo d’acqua fatturato una piccola percentuale da destinare al finanziamento di progetti di cooperazione internazionale
• Stimolare ed incentivare lo studio di soluzioni innovative per la realizzazione del diritto all’accesso all’acqua per tutti entro il 2020.
(Questi i punti di sintesi recepiti nella Piattaforma Toscana)
Nel marzo 2003 si è svolto a Firenze il FORUM MONDIALE DELL’ACQUA, nel quale si è discusso di provvedimenti politici, economici e culturali da prevedere al livello mondiale per garantire il diritto all’acqua. Il Forum si conclude con una netta posizione contro la privatizzazione della proprietà e della gestione del ciclo integrato dell’acqua.
In preparazione di questo appuntamento il movimento Toscano, riunitosi in Tavolo Toscano sull’Acqua, ha portato un contributo dove oltre a rilanciare i contenuti unanime al livello mondiale, si pronuncia anche circa la situazione regionale.
Se infatti il disconoscimento del diritto all’acqua in molti paesi rappresenta il disconoscimento del diritto alla vita stessa e la lotta per l’accaparramento delle fonti di risorsi idriche è causa di conflitti bellici, in occidente, in Italia, le politiche sull’acqua sono funzionali a tale drammatico scenario. Basti pensare al coinvolgimento delle multinazionali nei processi di privatizzazione locali, quelle stesse multinazionali che assetano ed uccidono le popolazioni vessate dal loro business. Per non parlare della insufficienza di politiche di risparmio del bene acqua a discapito di chi per primo vive quotidianamente il dramma della finitezza di questo bene vitale.

LA TOSCANA
La Regione Toscana, pur avendo adottato in molti comuni la Carta dell’Acqua (peraltro solo fino a che non è stata stralciata la legittimità della partnership pubblico-privato) e pur, in generale, accreditandosi come Regione no global, partecipe agli appuntamenti del movimento (Porto Alegre, Forum Sociale Europeo), promotrice dei meeting di San Rossore e portatrice di una critica a questo modello di globalizzazione, di fatto sta mettendo il servizio idrico locale nelle mani del capitale privato.
La regione Toscana è stata una delle regioni dove il processo di attuazione della legge Galli si è sostanzialmente concluso. Su sei ambiti territoriali individuati ben cinque hanno già affidato la gestione ad un soggetto pubblico-privato e aggiudicato l’ingresso del privato con gara ad evidenza pubblica. I piani industriali approvati sono di fatto tutti basati sull’acqua assunta come “merce” basandosi dunque sull’aumento dei prelievi e non sul recupero degli sprechi. Si assiste già a un rincaro generalizzato delle bollette dell’acqua.
In ottemperanza, ma anche oltre, alla Legge Galli (L.36/94la Regione Toscana con propria legge ha disposto:
l’individuazione di adeguate dimensioni gestionali. La Regione definisce gli Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.): sei
l’applicazione di un sistema tariffario che copre interamente i costi di gestione, gli investimenti e la remunerazione del capitale al 7%, e i consigli di amministrazione..
la separazione fra soggetto proprietario e soggetto gestore, imponendo un unico soggetto gestore per ambito territoriale ottimale (l’unicità del soggetto gestore non era previsto nella legge Galli)
Per un quadro dell’applicazione della Legge Galli in Toscana esponiamo la Tabella del Documento sull’acqua del Tavolo Toscano aggiornandola.

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ATO


Affidamento prima
o dopo procedura
di gara
Società affidataria
del S.I.I.
data affidamento
Gara per ingresso
socio

Procedura di gara


Quota capitale a gara
%

Socio privato


Durata della gestione


ATO 1
Toscana Nord
(Lucca)





















ATO 2
Basso Valdarno
(Pisa)
Prima


Acque SpA


Concluso


Ristretta con lettera
d'invito

45


Gruppo Acea, Ondeo
(Gr. Suez), Caltagirone
Monte dei Paschi Siena
20 Anni


ATO 3
Medio Valdarno
(Firenze)
Prima


Publiacqua SpA


GARA SOSPESA


Ristretta con lettera
d'invito

40


Gruppo Acea


ATO 4
Alto Valdarno
(Arezzo)
Dopo


Nuove Acque SpA
(1999)

Concluso


Aperta pubblico
incanto

46


ATI (Ondeo, Azienda
speciale Amga, Banca
Popolare Etruria e Lazio
25 Anni


ATO 5
Toscana Costa
(Livorno)
Prima


ASA SpA
(19-12-02)

20 Anni


ATO 6
Ombrone
(Grosseto-Siena)
Prima


Acquedotto del Fiora
SpA

Concluso


Aperta pubblico
incanto

40


Gruppo Acea, Ondeo
(Gr. Suez), Caltagirone
Monte dei Paschi Siena
Come si vede la gestione in tutti i sei A.T.O. è stata affidata a Società Per Azioni. Le S.P.A. sono un soggetto di diritto privato che per sua natura giuridica deve chiudere i bilanci in attivo, deve perciò trarre profitto dalla sua attività. Come vediamo dalla tabella per ogni S.P.A. costituita è previsto l’ingresso di una quota privata piuttosto consistente. La gestione dell’acqua viene perciò affidata a soggetti di diritto privato a maggioranza pubblica, cui partecipa capitale privato in cerca di guadagni. Tale guadagno di fatto si realizza in forma di rendita di capitale attraverso il costo del bene in questione, ovvero il profitto si otterrà dal costo dell’acqua, ossia dalle bollette.
Inoltre emerge un “conflitto di interessi” fra rendita di capitale investito e politiche di risparmio idrico a scapito dell’uso dell’acqua come risorsa vitale limitata.
In generale i fautori della privatizzazione dei servizi pubblici adducono spesso tre ordini di motivazioni che, a detta loro, renderebbero necessaria e "moderna" la privatizzazione:
1. la necessità di reperire "risorse economiche fresche"
2. la necessità di acquisire moderne competenze e conoscenze (il know how)
3. l’opportunità di semplificare, snellire e quindi ottimizzare la gestione
Questo dunque il ragionamento adottato anche in Toscana. La vicenda aretina, apri pista delle privatizzazione, smentisce con i fatti.
Per quanto riguarda il punto 1, ad Arezzo la Giunta di centrosinistra, per prima in Italia, ha privatizzato nel 1999 l’acqua istituendo la Noviacque SpA; a cose fatte, si è riscontrato che i tassi di interesse pagati alle Banche che hanno finanziato la Noviacque erano superiori ai tassi che avrebbe praticato la Cassa Depositi e Prestiti, l’Istituto Bancario preposto ai finanziamenti agli Enti Pubblici
Per quanto riguarda il punto 2, a parte il fatto che è tutto da dimostrare che il privato possieda conoscenze e competenze che il pubblico non ha (l’Acquedotto Comunale di Firenze, per esempio, era un’azienda in attivo), resta da capire perché nel pubblico impiego, ad esempio, si fa un gran parlare di formazione del personale, di premi di produttività, di incentivare le competenze ecc. come effetti salutari della privatizzazione e poi si dice che il pubblico non ha né i mezzi né le competenze. Resta il dubbio più volte comprovato dai fatti che le esternalizzazioni dei servizi (dalle pulizie alle mense, dall’assistenza ai progetti tecnici) comportino una levitazione di costi (con Dirigenti sempre inadatti allo scopo malgrado i lauti stipendi) e l’affidamento esterno dei servizi, a costi maggiori e peggioramento della qualità, per non parlare del rischio di nuove forme di clientelismo.
Per quanto riguarda il punto 3), si è visto sempre ad Arezzo che il controllo del Soggetto Pubblico (ATO) prevede che siano stipendiati i 30 componenti del Consiglio di Amministrazione con un costo annuo di 400.000 euro. E’ in corso una causa tra l’ATO (parte pubblica) e la Noviacque (in cui gli stessi soci dell’ATO sono in maggioranza) per "divergenze operative"… In pratica, si fanno causa a se stessi! Per non parlare del fatto che la Noviacque si è rifiutata di attuare gli allacciamenti idrici al nuovo Ospedale di Cortona perché... non rientrava nei propri

FIRENZE

L’A.T.O. 3 (Firenze) non fa eccezione. Pubbliacqua S.P.A. sta già procedendo ad aumentare le entrate attraverso le tariffe ed a diminuire le spese attraverso i tagli sul costo del lavoro, appalti ed esternalizzazioni, ossia attraverso la dequalificazione della gestione del servizio e della sicurezza sul posto di lavoro. La prima bolletta di Pubbliacqua ha fatto sì che per l’uso domestico si è passati nella prima fascia di consumo da 0.31 euro al metro cubo a 0.65; nella seconda fascia da 0.62 a 1,12; nella terza e quarta fascia (le cosiddette fasce "punitive" per i consumi elevati) da 1,08 a 1,86 e da 1,65 a 2,58. Da notare come gli aumenti sono inversamente proporzionali al consumo, nella logica della massimizzazione delle entrate tipica del settore privato in netta opposizione ad una politica di obiettivi di educazione al consumo, risparmio idrico, qualità del servizio che dovrebbe essere fondamento della scelta pubblica di gestione. Ad oggi Pubbliacqua non naviga in buone acque! L’assegnazione della quota ad Acea è sospesa, per mancanza di capitale della stessa parte pubblica prevista, invece, dal bando di gara. Peraltro, l’eventuale ingresso dell’Acea come soggetto privato (unico offerente per la gara in corso) porterebbe a legarsi ad una società già pesantemente indebitata e presumibilmente non troppo disposta a "spendere". Se queste sono le "risorse fresche"…..!
Data la situazione fiorentina ad oggi è possibile arrestare l’entrata del socio privato in Publiacqua S.P.A., anche se l’arresto della privatizzazione non è sufficiente a garantire la pubblicità del servizio. Sarebbe, infatti necessario tornare indietro rispetto all’aziendalizzazione ed azzerare l’istituzione della S.P.A.
In pieno accordo con il movimento toscano crediamo nella necessità della ripublicizzazione della gestione del servizio idrico. L’acquedotto fiorentino è un bene che ha fino ad oggi funzionato grazie ai soldi della cittadinanza e ad essa appartiene e non deve passare nelle mani di chi dal servizio idrico vuole trarre profitto. Ciò sta avvenendo, è sotto i nostri occhi, a scapito degli “utenti” e dei lavoratori che il privato condanna ad un peggioramento delle condizioni di lavoro. Cattive condizioni di lavoro sono un danno sia per i diretti interessati sia per la qualità del servizio che va alla cittadinanza.
Inoltre con i processi di privatizzazione dell’acqua le politiche circa il sevizio sono un fatto esclusivamente “aziendale”, cui le istituzioni, ma soprattutto le assemblee elettive ( consigli comunali) non partecipano, perdendo la loro funzione primaria, ossia garantire alla comunità il soddisfacimento di bisogni fondamentali ed una qualità della vita dignitosa.