| TORNA ALL'INDICE DELLE PAGINE SULLA GLOBALIZZAZIONE |
UNA PROPOSTA CONCRETA: TOBIN TAX Appare evidente la necessità di riformare lattuale sistema monetario internazionale alla luce delle gravi disfunzioni che lo caratterizzano: leccessiva volatilità dei tassi di cambio e i loro persistenti disallineamenti, il susseguirsi di crisi finanziarie, lineguale ridistribuzione del credito a livello internazionale e la mancanza di coordinamento tra le politiche economiche dei principali paesi industrializzati. Le categorie di proposte che maggiormente ci interessano sono quelle che si fondano sulla premessa che una delle cause principali degli squilibri vada ricercata negli enormi flussi internazionali di capitali e nella loro forza destabilizzante.È urgente che i governi introducano meccanismi di controllo di fenomeni preoccupanti come la speculazione, promuovano crescita e stabilità economica e distribuiscano in maniera più equa il gettito fiscale. Una proposta che può essere considerata come un primo, ma fondamentale passo verso una riforma globale del sistema finanziario internazionale è la realizzazione di unimposta sulle transazioni valutarie (compravendita di valute) presentata per la prima volta nel 1972 dal Premio Nobel per leconomia James Tobin. Si tratta di unimposta molto limitata, pari allo 0,05-0,01%, da applicare a tutte le transazioni valutarie a tutte le operazioni che finalizzate alla conversione di una valuta in unaltra. Unaliquota così bassa non disincentiverebbe gli investimenti produttivi e di medio-lungo periodo, mentre renderebbe più costosi quelli speculativi e di breve periodo, contribuendo così a disincentivarli. Si riuscirebbe in tal modo a ridurre il volume dei flussi di capitale di breve periodo assicurando una maggior stabilità al sistema. In realtà per poter raggiungere una reale stabilità la tassa dovrebbe avere unaliquota ben superiore, ma questo rappresenterebbe un ostacolo al funzionamento dei mercati finanziari. Un possibile compromesso, suggerito dalleconomista Paul Bernd Spahn, Professore allUniversità di Francoforte, sarebbe un sistema di tassazione a due livelli: unaliquota estremamente bassa (pari allo 0,05%) da applicarsi normalmente e un secondo livello, e una sovrimposta (anche pari all80%) da applicarsi come deterrente alla speculazione in momenti di instabilità dei tassi di cambio. Il primo livello di imposta funzionerebbe in maniera permanente e permetterebbe di raccogliere sostanziali risorse senza ostacolare il normale funzionamento dei mercati finanziari globali. Secondo una stima prudente, attraverso questa tassa, si potrebbe raccogliere tra i 90 e i 100 miliardi di dollari lanno, una cifra che corrisponde al doppio di quanto viene oggi destinato alla cooperazione allo sviluppo. Il gettito sarebbe raccolto a livello nazionale dalle Banche centrali che ne tratterrebbero una quota per attività nazionali (interventi sociali, programmi per loccupazione), destinandone unaltra ad attività internazionali (cooperazione allo sviluppo, salvaguardia dellambiente, tutela dei diritti umani). La realizzazione di questa imposta consentirebbe il monitoraggio dei flussi finanziari al fine di combattere levasione fiscale e il riciclaggio dei proventi di traffici illeciti. Il secondo livello, la sovrimposta - inattiva durante i periodi di stabilità finanziaria - funzionerebbe in caso di oscillazioni estreme dei tassi di cambio e nelleventualità di attacchi speculativi alle valute. Tale sovrimposta proteggerebbe le valute nazionali in momenti di crisi, evitando alle Banche Centrali di bruciare ingenti quantità delle loro riserve in tentativi, spesso tanto eroici quanto inutili, di scongiurare una massiccia svalutazione.In breve, la realizzazione di unimposta sulle transazioni valutarie come descritta sopra permetterebbe di: - ridurre i flussi di capitale speculativi e di breve periodo; - rilanciare lautonomia politica nazionale; - ripristinare la capacità di tassazione dei singoli Paesi, deteriorata dallinternazionalizzazione delle economie; - ridistribuire in maniera più equa il gettito fiscale fra i diversi settori delleconomia; - monitorare i flussi di capitale per combattere levasione fiscale e il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite; - reperire risorse finanziarie da destinare: a livello nazionale: a politiche di lotta allesclusione sociale, alla disoccupazione e a programmi di accoglienza rivolti ad immigrati e rifugiati; a livello internazionale: a programmi di lotta alla povertà, di salvaguardia dellambiente, di tutela dei diritti umani, di sviluppo sociale e sostenibile, di prevenzione dei conflitti. |