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IL COLONIALISMO DEL WTO
Questa settimana vogliamo raccontarvi una storia che conosce solo chi l'ha sentita raccontare da "Report",
la trasmissione di Raitre, e pochi altri. Abbiamo gia' parlato della globalizzazione, ma oggi ci ritorniamo
con uno scopo particolare: capire come funzionano i rapporti tra chi fa politica, le istituzioni e le leggi.
Non e' un mistero che da sempre i potenti usino l'incomprensibilita' per impedire al popolo di insidiare
il loro potere. Una volta le leggi erano scritte in latino cosi' che la gente comune non potesse capirle.
La societa' si e' evoluta, ma il linguaggio burocratico e' restato contorto, fumoso e arzigogolato non perche' i burocrati
siano colpiti da lesioni che impediscono loro di ricordare parole d'uso comune, ma perche' il parlar difficile e'
sinonimo di autorita' sul cittadino comune.
L'esistenza di un numero infinito di regolamenti, codicilli, postille e decreti non e' altro che un sottile espediente con
il quale si rende del tutto oscura al cittadino la vera natura dei suoi diritti e dei suoi doveri, cosi' da lasciarlo sempre
in uno stato d'apprensione simile a quello di chi doveva pregare Dio in una lingua per sacerdoti e saccenti che lui
certo non conosceva.
Ma ai tempi della globalizzazione ci troviamo davanti a un evento completamente nuovo e inaspettato.
Il Wto, l'organizzazione mondiale del commercio, ha creato un superparlamento mondiale che si scopre essere espressione
non piu' dei potenti in generale, bensi' di una ristretta lobby di padroni del mondo che vogliono non solo continuare
a infierire sui piu' poveri del pianeta, ma anche riuscire a controllare in modo ferreo i governi delle singole nazioni,
specie quelle che non possono vantare grandi apparati finanziari e complessi produttivi.
Essi hanno sviluppato un progetto di nuovo colonialismo globale che ricorre pero' a vecchi sistemi. E tra questi ancora
una volta troviamo un dedalo di leggi assolutamente non comprensibili.
Si tratta di 27mila pagine di norme.
Il risultato e' che, mentre i grandi avvocati Usa che amministrano gli interessi delle multinazionali piu' potenti
le hanno lette e rilette per filo e per segno (anzi, le hanno redatte di proprio pugno), pochi governi nazionali sono
riusciti a organizzarsi in maniera altrettanto efficiente.
E non parliamo solo dei governi dei paesi poveri come il Ruanda. Se quel che racconta "Report" e' vero, neanche i tecnici
dell'Unione Europea sono stati capaci di comprendere questo colossale ammasso di articoli e postille.

Ecco parte della trascrizione del testo di Paolo Barnard della puntata di "Report" che abbiamo rintracciato all'indirizzo
http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=7 .

"L'Europa ha decretato che la carne americana trattata con ormoni artificiali, al contrario della nostra, e' pericolosa
per la salute dei cittadini, bambini ed adulti, e ha deciso di non importarla. Una precauzione che pero' ci costa molto
cara: 340 miliardi di sanzioni americane contro il Vecchio Continente.
Una ritorsione decisa all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome delle regole della Globalizzazione".

Una storia pesantissima questa, nella quale erano in gioco non solo interessi multimiliardari, ma soprattutto la nostra salute. E a questo punto tutto mi potevo aspettare meno che fosse proprio il Wto a rilanciare alla grande, a far esplodere
la bomba. E' ancora Rockwell (del Wto) che parla: "Se i vostri governi avessero invocato l'articolo 5.7 del nostro accordo
sanitario e fitosanitario, la battaglia sulla carne agli ormoni non sarebbe mai esistita: niente Fao, niente sanzioni
americane, nulla di nulla. L'articolo 5.7 del Wto vi dava il diritto di evitare lo scontro, mentre l'Europa studiava la
sicurezza della carne americana."
"E perche' l'Europa non l'ha usato?" gli chiedo piu' che sorpreso. Rockwell mi fissa pregustando il colpo ad effetto e con un che di trionfale aggiunge: "Lo chieda a loro, agli europei. Non lo hanno mai invocato quell'articolo!"

Non mi rimane che girare la scottante questione ai massimi responsabili politici, e cioe' all'allora ministro Fassino
e al Presidente della Commissione europea Romano Prodi.
Perche' non e' stato invocato quell'articolo?
Fassino risponde che non ne e' al corrente, sa di certo che ci sara' una ragione legale, e conclude sbrigativo:
"Chieda a qualcun altro" scuotendo il capo. Romano Prodi invece tenta una battuta ("Non lo so, non sono mica un
veterinario!") e poi conclude sostenendo che si tratta di aspetti tecnici "...e non potete venire a chiedere
a me."
Entrambi si sono difesi aggiungendo che l'importante e' che la carne agli ormoni non entri in Europa,
ma questo francamente non mi basta. Abbiamo miliardi di sanzioni che ci penalizzano ogni giorno, e si
tratta della piu' pericolosa disputa commerciale degli ultimi 20 anni.
Se la si poteva evitare appellandosi a un semplice articolo di regolamento, i nostri massimi dirigenti
politici lo avrebbero dovuto sapere. Ma tant'e'. Io non chiedo piu' nulla, e scelgo invece di mostrarvi qualcosa
di concreto. Parliamo sempre della globalizzazione, del Wto e dei suoi potentissimi accordi.
La parola a Susan George: "L'arma piu' tagliente del Wto e' l'accordo sulle barriere tecniche al commercio, che puo' annullare le leggi degli Stati, quelle delle amministrazioni locali e persino le regole delle piccole organizzazioni non
governative. Esso colpisce particolarmente il diritto dei cittadini di sapere come sono fatte le merci che
acquistano e da chi sono prodotte".

E infatti questo accordo prende di mira proprio le etichette: le etichette che ci dovrebbero dire se nei giocattoli che diamo ai nostri piccoli ci sono sostanze tossiche, se nei cibi che mangiamo ci sono ingredienti geneticamente modificati, o se i palloni di cuoio o gomma che compriamo sono fatti da bambini sfruttati nei paesi poveri.
Iniziamo proprio da questo esempio.
Susan George spiega: "Il calcio e' sicuramente un grande sport, anche se io sono americana! Ma l'accordo WTO sulle Barriere Tecniche al Commercio ci impedisce proprio di rifiutarci di importare palloni da calcio cuciti dai bambini sfruttati in Asia. Per i globalizzatori un pallone e' un prodotto e lo possiamo rifiutare solo se e' di cattiva qualita' e non se e' costruito da piccoli schiavi."

Damiano Tommasi, mediano della Roma, e' da tempo impegnato contro l'importazione di palloni prodotti col lavoro minorile. Un accordo del Wto rischia dunque di vanificare il suo impegno. Lo sapeva? "No, non lo sapevo" mi dice Tommasi al termine di un allenamento di fine campionato. "E' una brutta notizia. E' un altro segnale che l'economia
e la globalizzazione prevalgono su qualsiasi altro codice".
Ancora al ministro Fassino ho sottoposto questo punto dolente degli accordi del Wto: "Lei non sa che l'Italia ha firmato le convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro che ci danno il diritto di rifiutare i palloni prodotti col lavoro minorile!"
Rispondo: "Ministro, cio' che lei afferma non sembra vero. Io cito accordi del Wto sovranazionali che gia' sono esistenti e che sono gia' ratificati dall'Italia." Fassino adesso urla: "Ma l'Italia non ha mai ratificato nessun accordo che dica che si possano importare i palloni cuciti dai bambini sfruttati. Credo di conoscere la materia di cui sono ministro!...non e' possibile!".
Racconto quanto affermato dal ministro Fassino a Susan George, e lei sorpresa ribatte:
"Ma certo che e' possibile. Fu purtroppo scritto nero su bianco sia negli accordi del Gatt che nell'accordo del Wto, ai punti
2.1 e 2.8, e i nostri governi avrebbero dovuto saperlo."
Interrogo anche Cecilia Brighi, la sindacalista della Cisl esperta di questioni internazionali. Le dico: "Signora Brighi, a battuta risposta: l'Italia ha firmato le convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro che danno la possibilita' di bloccare le importazioni di palloni fabbricata da bambini sfruttati nel terzo mondo..."
C'e' una pausa, la Brighi ribatte:
"Chi ha detto questo?"
E io: "Fassino."
Lei scuote il capo. Nel frattempo al Wto qualcuno sta gia' protestando contro le regole europee che vietano nei nostri giocattoli l'uso di ammorbidenti tossici.
Me ne parla Fabrizio Fabbri, uno dei responsabili di Greenpeace Italia:
"Sta succedendoche Hong Kong e il Brasile stanno invocando l'intervento del Wto per annullare il provvedimento europeo che vieta i composti chimici pericolosi nei giocattoli per bambini. Il Wto potrebbe ritenere questa misura di tutela della salute un ostacolo alle leggi del libero commercio, in base a un accordo sottoscritto anche dall'Italia che prevede il non utilizzo di ragioni sociali o ambientali come discriminazione commerciale."
Fabbri apre una borsa e fa cadere sulla scrivania una miriade di pupazzetti e bamboline colorati, quelli tossici appunto.
Ma dovessero tornare questi giocattoli pericolosi, almeno che ci sia un'etichetta che ce li fa distinguere.
Fabbri scuote il capo:
"Teoricamente sarebbe la misura minima di tutela dei consumatori, ma e' quella maggiormente contestata proprio dal Wto".

Quello che emerge da questo stralcio e' una situazione allarmante. Sostanzialmente ci hanno tirato un bidone mostruoso e le forze della sinistra al governo non se ne sono neanche accorte.
Fa tenerezza quella battuta di Prodi: "Non lo so. Non sono mica un veterinario!"
Ma forse la speranza c'e'. Nelle 27 mila pagine di leggi che regolano il Wto ce ne sara' ben una che parla della possibilita' di annullare un accordo perche' basato sulla circonvenzione di incapace!