Ore 20.00 Cena
ore 21:30 Immagini da Jenin
proiezione video del massacro di Jenin e dibattito con la presenza del regista M. Bakri
Muhammed Bakri volto di punta del cinema palestinese e regista, presenterà le immagini girate a Jenin durante il massacro. La forza del suo essere artista, attore che costruisce col corpo la macchina complessa di un cinema che nonostante tutto cerca di esistere, e che lo ha reso volto riconosciuto e premiato nel mondo. Lo chiamano un vero indipendente e un combattente del cinema.
Muhammed Bakri è uno dei volti più noti del cinema mediorientale. Dopo aver interpretato, fin dai primi anni '80, decine di film diretti da registi come Barbash, Khleifi, Masharawi, Gitai... ha deciso di passare lui stesso alla regia. A Firenze presenta il suo documentario "Jenin.. Jenin", girato clandestinamente durante la cruenta e criminale invasione del campo profughi palestinese effettuata nella scorsa primavera dall'esercito israeliano su ordine del premier Sharon, già tristemente noto per le sue responsabilità in altri massacri (come quello di Sabra e Chatila del 1982).
Muhammed Bakri è in giro per l'Italia per aiutarci a capire, a vedere e, soprattutto, a non nasconderci.
"Da 54 anni siamo senza un paese, senza passaporto, viviamo in uno stato di occupazione eppure proviamo a esistere, a cercare un'identità. Il cinema è uno strumento prezioso per tenere vivo nella memoria quanto ci è stato rubato e distrutto nel '48. Israele continua a accusarci dicendo che siamo terroristi e che vogliamo annientarli. Ma sanno bene che è falso, possiamo addurre molti esempi, l'ultimo quanto è accaduto nel campo di Jenin. Per girare a Jenin nei giorni del massacro sono entrato clandestinamente, e solo chi è stato lì può capire fino in fondo cosa è accaduto realmente. Il terrore della gente e l'intenzione di distruggere tutto, di uccidere da parte di una macchina da guerra che stava attaccando un piccolo campo profughi. Non voglio essere aggressivo nelle mie frasi ma è stato un massacro. Riprendere era molto difficile, i militari entravano e uscivano, circondavano tutto. Dentro potevi vedere la tragedia negli occhi dei sopravvissuti, sono stati giorni molto duri per me e non come palestinese ma da essere umano. Ero sconvolto, mi chiedevo continuamente come fosse possibile che un uomo facesse questo a un altro uomo, come fosse possibile tanta crudeltà".
(intervista da Il Manifesto, 15/6/02)