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ECONOMIA CAPITALISTICA DI MERCATO CONTRO ECONOMIA SOLIDALE
Il Prof. Ernesto Screpanti (Prof. di Economia Politica e membro della Commissione Scientifica di Rifondazione) ha svolto un intervento lungo e documentato unendo considerazioni da economista a considerazioni più prettamente politiche.
Domanda di partenza: ma la globalizzazione è buona o cattiva? Dipende.
Esiste una "globalizzazione tecnologica", quella che ,ponendo uguale a 100 il costo di un viaggio in aereo o di una telefonata nel 1930, ha fatto sì che oggi il relativo costo sia sceso, rispettivamente, a 16 ed 1,4, e questo è sicuramente un bene.
E la globalizzazione capitalistica il punto dolente.
Distinguiamo ancora tra:
GLOBALIZZAZIONE PRODUTTIVA: Ci sono 40.000 multinazionali nel mondo, e le prime 600 controllano il 50% della produzione mondiale. Ma questo è ancora niente.
GLOBALIZZAZIONE FINANZIARIA: Il rapporto tra scambi finanziari e P.I.L. era 25 anni fa in Giappone del 4,2 %, ora è del 90%. In Italia era dello 0,9 %, ora è del 435%. La ricchezza è sempre più fondata su speculazioni finanziarie e sempre meno sulla effettiva produzione. Di pari passo procede la liberalizzazione degli scambi di merci, il rapporto valore dei dazi/valore delle merci è precipitato dal 20-40% nel 1913 al 5% oggi.
La conseguenza è che il 20% della popolazione mondiale che si trova nel Nord del Mondo consuma l80% delle risorse, il 70% dellenergia, il 60% del cibo, l80% del legname, il 75% dei metalli, ecc.
I meccanismi che assicurano questa sperequazione sono sostanzialmente tre:
1) Il DEBITO
Negli anni 70 in un panorama mondiale ad inflazione bassa ed economia in forte sviluppo, con forte domanda di materie prime, i Paesi in via di sviluppo potevano supporre di potersi indebitare e di poter ripagare il debito in futuro. Negli anni 80 però i tassi di interesse (variabili) sono cresciuti , i paesi ricchi hanno adottato politiche monetariste e restrittive, è calata la domanda di materie prime. I debiti dei Paesi in via di Sviluppo sono aumentati; per sostenerli hanno dovuto ulteriormente indebitarsi con il Fondo Monetario Internazionale, le cui condizioni (riduzione dei consumi, austerity ecc.) hanno di fatto strangolato le possibilità di sviluppo dei Paesi poveri ed imposto politiche economiche tendenti unicamente al pagamento del debito anziché allo sviluppo. Oggi si può dire che i Paesi poveri "lavorano" unicamente per finanziare i consumi dei paesi più ricchi con gli interessi che pagano sui prestiti.
2) IL DIVARIO TECNOLOGICO
La ricerca è tutta nel Nord del mondo, anzi negli USA, il che fa crescere la produttività e rende sempre meno competitive le merci dei Paesi poveri che non possono portare avanti la ricerca.
3) SPECULAZIONI FINANZIARIE
Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, W.T.O. , Banca Centrale Americana ed Europea di fatto controllano le politiche economiche del pianeta. Sono organismi "tecnici" che perseguono scopi non politici (sviluppo, risoluzione di fame malattie e sperequazioni, tutela ambientale, ecc.), ma solo "tecnici" : prestano denaro solo a chi si può supporre sarò in grado di restituirlo, e con profitto per chi presta. Impongono politiche liberiste ai Paesi Poveri (che restano così alla mercé dei paesi ricchi, più competitivi ed attrezzati in ogni settore), quando storicamente le grandi potenze Inghilterra, USA, Germania ecc. si sono affermate grazie a politiche protezioniste!
Ugo Biggeri (Cons. dAmministrazione Banca Etica) ha ribadito che il Paese che più al mondo ha adottato le politiche del Fondo Monetario Internazionale è stata proprio lArgentina, ed oggi il "responsabile" delle politiche del F.M.I. come "premio" del suo operato è stato destinato ad occuparsi del continente africano....
Oggi gli USA con il 4% della popolazione mondiale producono il 25% delle emissioni di anidride carbonica. Il punto non è quindi a garantire a tutti lo stesso livello di sviluppo e consumi - occorrerebbero altri 4 pianeti come la Terra per garantire a tutti la necessaria disponibilità di risorse naturali (Nota personale: cfr "Terzo Millennio: La Sfida e la visione" di Ervin Laszlo, Ed Corbaccio 1997)- ma dare il via ad un nuovo sistema di consumo. Con Seattle si è capito che la questione dei diritti non è più disgiunta con quella della compatibilità ambientale. Oggi, partendo dal basso, occorre un consumo critico, responsabile e consapevole. Occorrono pressioni sui Governi e sulle Multinazionali. Ci sono segnali incoraggianti: fino a qualche anno fa il "biologico" sembrava pratica di sognatori visionari, di snob privi di ogni possibilità di sviluppo, oggi invece si sta affermando. Così il consumo equo e solidale, che sta entrando perfino nella grande distribuzione (oggi se poniamo 100 il valore del caffè solo 13 rientra nel paese produttore e addirittura solo 3-4 finisce nelle tasche del produttore vero e proprio). E infine la Banca Etica, che afferma soprattutto limportanza della trasparenza delle operazioni finanziarie.
Occorre cambiare gli obiettivi; si diceva: più consumi, più occupazione, più entrate (con le tasse), ma la questione ambientale è oggi un vincolo reale alla crescita dei consumi. E necessaria la programmazione nel campo dellEconomia.
materiale raccolto da Fabio
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